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La storia di Marco ...
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Marco
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MessaggioInviato: Lun 24 Nov 2008 - 22:47    Oggetto: Rispondi citando

... aggiungo quest'articolo di Psicologia Sociale particolarmente attuale.


Corriere della Sera
Sfidate la lobby dell'invidia solo così sarete liberi

di Francesco Alberoni
Perché tanti autori di valore non vengono apprezzati mentre vengono esaltati dei mediocri? Vi sono molti motivi. Il più semplice è la curiosità per l'attualità, la cronaca mondana.
Molti libri e molti spettacoli sono solo l'espansione di quanto viene raccontato dai giornali, dai rotocalchi e visto alla televisione. Ogni anno escono centinaia di libri su attori, cantanti, calciatori, protagonisti della cronaca nera, su politici del momento. Molti ovviamente sono superficiali.

Il secondo motivo è l'enorme potere di chi influenza l'opinione pubblica: direttori di giornali, opinionisti, critici cinematografici, conduttori televisivi e loro ospiti fissi. Un mondo culturale molto organizzato con più interessi personali di quanto non si creda. Per molto tempo Luchino Visconti, uno dei più importanti registi italiani è stato attaccato da molti critici cinematografici prestigiosi. E lo stesso è successo a Sergio Leone al punto che chiamavano spregiativamente i suoi film «spaghetti western».

In alcuni periodi hanno un ruolo determinante gruppi politici che impongono le loro ideologie e scatenano delle vere e proprie campagne di diffamazione verso gli autori che considerano nemici. Freud sotto il fascismo era addirittura proibito.
Nel dopoguerra Giovanni Guareschi, un grande scrittore italiano del Novecento, è stato disprezzato e denigrato e il grande filosofo Croce ha subito attacchi di ogni tipo da parte dei marxisti.

L'ultimo fattore distorcente è l'invidia che scatta facilmente fra persone ambiziose. Gli intellettuali fanno fatica ad ammettere la bravura di un collega e lo stesso vale per gli scrittori, i registi, gli scienziati, i medici, i musicisti, i politici, i giornalisti. Chi vale è sempre circondato da un coro di invidiosi che lo criticano e lo calunniano.

Non ci sono allora persone obbiettive? Si, per fortuna ci sono individui che, di fronte ad uno spettacolo televisivo o cinematografico o a un libro, giudicano serenamente ciò che vedono o leggono in quel momento. Si tratta in genere di persone che hanno respinto le ideologie, che sono sempre state indipendenti e non si sono mai fatte dominare dalla bramosia di potere e dall'invidia. Persone che hanno conservato la propria libertà di giudizio anche a costo di rinunciare a vantaggi e privilegi.

In fondo è questa la chiave di tutto: la libertà la si ottiene rifiutandosi di seguire il gregge e di farsi comprare. Tutti possiamo essere obbiettivi se siamo disposti a pagare questo prezzo.

17 novembre 2008

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Marco
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MessaggioInviato: Sab 6 Dic 2008 - 9:10    Oggetto: Rispondi citando

Ultimo aggiornamento:

Allora, in data 22.09.2008 ho regolarmente presentato il mio Atto di Opposizione alla Richiesta di Archiviazione, documento di 24 (ventiquattro) pagine corredato da un insieme di altri documenti elencati nella lettera di Trasmissione Atti di 2 (due) pagine.
In data 27.11.2008 ho ricevuto il Decreto di Archiviazione del Giudice per le Indagini Preliminari. Secondo il Giudice, poiché nelle lettera di Trasmissione Atti è presente solo un elenco di documenti, l’opposizione non è ammissibile. Ma la lettera di Trasmissione Atti non può che essere un elenco di documenti, per forza di cose, altrimenti non potrebbe il Giudice sapere se i documenti che ho prodotto gli sono stati trasmessi dalla Procura in modo completo; le motivazioni incontestabili dell’opposizione sono state infatti descritte con precisione nel documento “Atto di Opposizione”. Pertanto, a mio modo di vedere, la decisione del Giudice deve, quantomeno, essere considerata manifestatamene illogica, fittizia e pretestuosa, alla luce del rilevante e perfettamente ammissibile Atto di Opposizione del quale lamento il completo mancato esame.

Il Giudice per le Indagini Preliminari può accogliere la richiesta de plano, cioè senza sentire le parti in contraddittorio, decidendo solamente sulla base degli elementi messi a disposizione dalla pubblica accusa, e pronunciare decreto motivato di archiviazione, quando ricorrono due condizioni. L’una positiva: la sussistenza dei presupposti per archiviare. L’altra negativa: la mancanza di un Atto di Opposizione ammissibile della persona offesa.
In questo caso mancano entrambe le condizioni.

Infatti il Pubblico Ministero non può presentare una seconda Richiesta di Archiviazione al Giudice per le Indagini Preliminari, per la stessa persona, per lo stesso delitto e per i medesimi fatti oggetto della Querela, una volta che il precedente Giudice, analizzato l’insieme dei fatti accaduti, degli elementi di prova e delle valutazioni extraperitali, abbia rigettato la sua precedente Richiesta di Archiviazione e lo abbia invitato a formulare il Capo di Imputazione per l’identico delitto nei termini di Legge.
E’, difatti, affetto da abnormità non solo il provvedimento che, per la singolarità e stranezza del contenuto risulti avulso dall’intero ordinamento processuale, ma anche quello che, pur essendo in astratto manifestazione di legittimo potere, si esplichi al di fuori dei casi consentiti e delle ipotesi previste. L’abnormità dell’atto processuale può riguardare tanto il profilo strutturale, allorché l’atto per la sua singolarità, si ponga al di fuori del sistema organico della Legge processuale, quanto il profilo funzionale, quando esso, pur non estraneo al sistema normativo, determini la stasi del processo e l’impossibilità di proseguirlo. Non sono io a dire queste cose, è la Corte di Cassazione.

Ho deciso di interrompere i post di questo insieme perché è oramai evidente che si tratta di ben altro che di Diritto. Tornerò ad occuparmi solo di prevenzione ed igiene del lavoro.

Grazie sinceramente alle persone che mi hanno seguito ed al Sig. Moderatore per l'opportunità che mi ha dato in totale autonomia.

Saluti

Marco

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Marco
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MessaggioInviato: Sab 25 Lug 2009 - 9:13    Oggetto: Rispondi citando

Ciao a tutti

Mi ero ripromesso di non parlare più dell’attività processuale ed intendo mantenere questa posizione. Però mi preme dare alcune indicazioni utili anche alla luce della recente Sentenza della Suprema Corte di Cassazione, sezione VI penale, n. 26594 del 26.06.2009.


I
Per tutti coloro che intendono presentare una Denuncia alla Magistratura io suggerisco di valutare bene l’applicazione dell’articolo 610 del Codice Penale – Violenza Privata.
Se gli elementi che caratterizzano la violenza subita sono:
         • l’iniziale comportamento ambiguo, paradossale, abnorme, violento o minaccioso finalizzato a destabilizzare la vittima designata;
         • il tentativo di assoggettamento indebito;
         • la durata nel tempo di una condotta sempre più illegittima dell’aggressore quando esaminata unitariamente;
         • la reiterazione delle azioni ostili inquadrabili come una forma di “terrorismo psicologico” (mobbing);
         • l’esaurimento delle risorse e delle capacità di reazione dell’organismo della vittima designata dopo un tentativo di resistenza inefficace;
         • un danno da rottura dell’equilibrio psicofisico ingiustamente provocato;
allora l’articolo 610 del Codice Penale è a mio avviso applicabile.


II
Non presentate MAI una Denuncia alla Procura della Repubblica per il reato di “mobbing”, perché da solo non è considerato reato.


III
Rivolgetevi ad un Consulente Tecnico di parte con provata professionalità per una “Valutazione Medico Legale”, in base a quanto indicato dalla Corte Costituzionale con la Sentenza 33 del 19.02.1999 che riporta: “LA CONSULENZA EXTRAPERITALE É SUSCETTIBILE DI ASSUMERE PIENO VALORE PROBATORIO NON DIVERSAMENTE DA UNA TESTIMONIANZA E CHE PERTANTO IL GIUDICE NON É VINCOLATO A NOMINARE UN PERITO QUALORA LE CONCLUSIONI FORNITE DAI CONSULENTI DI PARTE GLI APPAIANO OGGETTIVAMENTE FONDATE, ESAUSTIVE E BASATE SU ARGOMENTI CONVINCENTI”; questo perché l’accertamento della responsabilità penale, quando si deve affrontare la violenza perpetrata con la strategia delle sistematiche vessazioni, psichiche e morali, richiede notoriamente il possesso di cognizioni tecniche, esperienza ed abilità metodologiche che, come non possono essere presunte nella persona del Giudice, così possono non essere proprie del Pubblico Ministero.


IV
Affermate che la finalità nascosta della violenza perpetrata con la strategia delle sistematiche vessazioni, psichiche e morali, attuata per motivi di lavoro, è l’indebolimento delle difese psicologiche della vittima designata, quindi la manipolazione della sua volontà, così da privarla della sua identità culturale e sociale, per poi isolarla dalla comunità professionale e dalla collettività, il tutto tramite più azioni ed omissioni, talvolta singolarmente insignificanti, ma nell’insieme estremamente pregiudizievoli.

Saluti

Marco

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Nofer
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MessaggioInviato: Sab 25 Lug 2009 - 11:14    Oggetto: Rispondi citando

marco... ma vuoi sapere che pensieri ha suscitato in me leggere queste tue ultime indicazioni?
dico, in me, eh!
In me, fanatica sostenitrice delle strategie di resistenza passiva e non violenta del Maha'tma, in me che quando passa in TV il mitico discorso di martin luther king ancora mi commuovo, in me che faccio sempre fatica a reagire quando mi si attacca ...
ecco, io ho pensato:  nulla che non si possa risolvere con un buon AK47 e mezza cassa di caricatori.
Non vuole certo essere un invito, che sarebbe una vera istigazione a delinquere: ma uno spunto riflessivo, sì.

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Nofer
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La nuova omertà è non voler sapere (Roberto Saviano)
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Marco
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MessaggioInviato: Dom 26 Lug 2009 - 20:43    Oggetto: Rispondi citando

Ciao Nofer

Grazie per la solidarietà.
In un famoso film di Sergio Leone c'è la battuta: "Quando un uomo con la pistola incontra un uomo con il fucile, l'uomo con la pistola è un uomo morto".
Io ho dedicato 39 mesi della mia vita all'attività di istruttore di armi ed esplosivo, e posso assicurare che non è sempre vera la precedente affermazione, dipende dalla pistola e da chi la usa.
Io ho subito anche minacce di violenza fisica in questi anni, da una persona pagata dalla comunità per fare esattamente il contrario. Lunedì 06 luglio in udienza a momenti mi arrestano per aver raccontato una verità che nessuno vuole sentire. E sono persona offesa dal reato, nemmeno un imputato.

Però resto fermo nel sostenere che una società civile deve affermare il Diritto, non la legge del più forte.

A maggio di quest'anno ho presentato all'Università degli Studi di Siena la Tesi: "Sulla Violenza perpetrata con la Strategia delle sistematiche vessazioni, psichiche e morali, attuata per motivi di lavoro, come fattispecie di Reato Penale". Documento di 180 pagine. In pratica sette anni di ricerche sintetizzate in poche settimane.
Ho deciso di portare a termine quanto mi ero ripromesso, accada quello che accada.

A presto

Marco

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patty1962
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MessaggioInviato: Dom 26 Lug 2009 - 21:52    Oggetto: Rispondi citando

Le lotte per vedere riconosciuto un diritto sono fondamentali e come dici tu accada quel che accada, sempre meglio lottare e provare che dire "tanto non cambia nulla".

Tu Marco almeno stai provando a cambiare le cose e indipendentemente da come le stesse vadano ci hai provato mettendo in gioco te stesso.

Complimenti e auguri affinche' arrivino anche i risultati per l'immenso lavoro che hai svolto.

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patrizia
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Marco
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MessaggioInviato: Ven 31 Lug 2009 - 16:37    Oggetto: Rispondi citando

Ciao Patty

... per come stanno andando le cose vuoi vedere che alla fine ne uscirò totalmente screditato? Le notizie sul processo non vengono pubblicate nemmeno dal giornale locale ... ci sarà un motivo.

Grazie comunque, per la solidarietà.

Marco amareggiato :-(

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Marco
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MessaggioInviato: Mer 9 Set 2009 - 8:59    Oggetto: Rispondi citando

Ciao a tutti

Questa storia l'ho scoperta per caso.


Uria l’Ittita


[…] L’anno seguente, nella stagione in cui i Re cominciano le guerre, Davide mandò Ioab con la sua gente e con tutto Israele a devastare il paese dei figli di Ammon e ad assediare Rabba; ma Davide rimase a Gerusalemme.
Una sera Davide, alzatosi dal suo letto, si mise a passeggiare sulla terrazza del palazzo reale; dalla terrazza vide una donna che faceva il bagno. La donna era bellissima. Davide mandò a chiedere chi fosse la donna. Gli dissero: “È Bat-Sceba (Betsabea), figlia di Eliam, moglie di Uria, l’Ittita”. Davide mandò a prenderla; lei venne da lui ed egli si unì a lei, che si era purificata; poi lei tornò a casa sua. La donna rimase incinta e lo fece sapere a Davide dicendo: “Sono incinta”.

Allora Davide fece dire a Ioab: “Mandami Uria, l’Ittita”. Ioab mandò Uria da Davide. Quando Uria giunse da Davide, questi gli chiese come stavano Ioab e il popolo e come andava la guerra. Poi Davide disse a Uria: “Scendi a casa tua e lavati i piedi”. Uria uscì dal palazzo reale e gli furono mandate dietro delle vivande del Re. Ma Uria dormì alla porta del palazzo del Re con tutti i servi del suo signore, e non scese a casa sua. Ciò fu riferito a Davide. Gli dissero: “Uria non è sceso a casa sua”. Allora Davide disse a Uria: “Tu hai fatto un lungo viaggio. Perché dunque non sei sceso a casa tua?”. Uria rispose a Davide: “L’arca, Israele e Giuda stanno sotto le tende, Ioab mio signore e i suoi servi sono accampati in aperta campagna e io entrerei in casa mia per mangiare, bere e per coricarmi con mia moglie? Com’è vero che ... e che anche tu vivi, io non farò questo!” Davide disse a Uria: “Trattieniti qui anche oggi, e domani ti lascerò partire”. Così Uria rimase a Gerusalemme quel giorno e il giorno seguente. Re Davide lo invitò a mangiare e a bere con sé; lo ubriacò, e la sera Uria uscì per andarsene a dormire sul suo letto con i servi del suo signore, ma non scese a casa sua.

La mattina seguente, Davide scrisse una lettera a Ioab e gliela mandò per mezzo d’Uria. Nella lettera aveva scritto così: “Mandate Uria al fronte, dove più infuria la battaglia; poi ritiratevi da lui, perché egli resti solo e, colpito, muoia”. Ioab dunque, assediando la città, pose Uria nel luogo dove sapeva che il nemico aveva degli uomini valorosi. Gli uomini della città fecero una sortita e attaccarono Ioab; parecchi del popolo, della gente di Davide, caddero e perì anche Uria l’Ittita.

Allora Ioab inviò un messaggero a Davide per fargli sapere tutte le cose che erano accadute nella battaglia e diede al messaggero quest’ordine: “Quando avrai finito di raccontare al Re tutto quello che è successo nella battaglia, può darsi che il Re vada in collera e ti dica: Perché vi siete avvicinati così alla città per dare battaglia? Non sapevate che avrebbero tirato dalle mura? Chi fu che uccise Abimelec, figlio di Ierubbeset? Non fu una donna che gli gettò addosso un pezzo di macina dalle mura, in modo che morì a Tebes? Perché vi siete avvicinati così alle mura? Tu allora gli dirai: Anche il tuo servo Uria, l’Ittita, è morto”.
Il messaggero partì e, giunto, riferì a Davide tutto quello che Ioab l’aveva incaricato di dire. Il messaggero disse a Re Davide: “I nemici avevano avuto del vantaggio su di noi, e avevano fatto una sortita contro di noi nella campagna; ma noi fummo loro addosso fino alla porta della città; allora gli arcieri tirarono sulla tua gente dalle mura e parecchi della gente del Re perirono, e Uria, l’Ittita, tuo servo, perì anche lui”. Allora Davide disse al messaggero: “Dirai così a Ioab: Non affliggerti per ciò che è accaduto, perché la spada divora ora l’uno ora l’altro; rinforza l’attacco contro la città e distruggila. E tu fagli coraggio”.

Quando la moglie di Uria udì che suo marito era morto, lo pianse. Dopo che ebbe finito i giorni del lutto, Re Davide la mandò a prendere in casa sua. Lei divenne sua moglie e gli partorì un figlio.


Io questa dinamica di potere ho impiegato anni per individuarla, mentre era scritta nel libro più pubblicato al mondo.

Saluti

Marco

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Bohr
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MessaggioInviato: Lun 28 Set 2009 - 14:55    Oggetto: Rispondi citando

Ho letto ed ho mandato a dire al mio cervello in questo ordine: E' sconvolgente, gia 2000 anni fa come oggi...nulla è cambiato...

Marco, incredibile.


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Per far crollare un palazzo di 15 piani servono 4 secondi e 30 anni di esperienza
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MessaggioInviato: Lun 12 Ott 2009 - 13:30    Oggetto: Rispondi citando

Ciao a tutti

Domanda: io ho maturato un certo insieme di conoscenze (poi sintetizzate in una Relazione di circa 180 pagine) frutto di sette anni di ricerca allo stato puro in tema di violenza perpetrata con la strategia delle sistematiche vessazioni, psichiche e morali, attuata per motivi di lavoro. Qual'è il modo migliore per divulgare quanto ho raccolto, posto che non mi sembra opportuno scrivere libri o pubblicare la Relazione?

Accetto qualunque suggerimento.

Saluti

Marco
 
Se a lei puo' interessare noi potremo pubblicare, anche a stralci, quanto ci vorra' inviare che dovra' cmq rispettare alcune regole di base come l'assenza di fatti e situazioni facilmente riconoscibili, nominativi di persone, ecc...
In attesa di sue eventuali news a webmaster@sicurezzaonline.it colgo l'occasione per salutarla cordialmente.

Mod
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Nofer
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MessaggioInviato: Mar 13 Ott 2009 - 1:05    Oggetto: Rispondi citando

Citazione:
Originariamente scritto da Marco:

Però resto fermo nel sostenere che una società civile deve affermare il Diritto, non la legge del più forte.



   uhm... quindi, tu tifavi contro il lodo alfano, mi stai dicendo?

Oi Ma', il pesce, quando puzza, puzza dalla testa.
mandiamoli tutti a compostarsi!

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MessaggioInviato: Mar 13 Ott 2009 - 11:56    Oggetto: Rispondi citando

Ciao Nofer

Non entro nel merito della disputa "Lodo Alfano". La mia è un'affermazione molto più generale.
Personalmente però ho il timore che di ummunità non scritte ve ne sia più di una in giro ...

Ho scritto un secondo Disegno di Legge. Al momento devono ancora presentare l'istanza all'Ufficio Legislativo per il nulla-osta. Se verrà autorizzato pubblicherò il testo integrale.

Ciao

Marco

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MessaggioInviato: Gio 19 Nov 2009 - 22:33    Oggetto: Rispondi citando

Ciao a tutti

Vorrei mostrare una delle difficoltà maggiori che ho dovuto affrontare nel chiedere giustizia: la difficoltà ad illustrare la gravità dei fatti accaduti, la intenzionalità della violenza ed il concatenarsi degli eventi in modo tipicamente strutturato.

Per fare questo mi posso avvalere del lavoro particolarmente apprezzato di un Consulente Tecnico di parte, della sua concreta Testimonianza davanti al Giudice e dell’esame dell’Avvocato della controparte.

Fate attenzione alle modalità puramente dialettiche con le quali l’Avvocato della controparte cerca, nel controesame, di insinuare costantemente il dubbio. Le sue domande, sebbene indirizzate al Consulente Tecnico, in realtà sono un modo indiretto per comunicare con il Giudice. Certe sfumature non le si apprezza se non dopo aver riletto il testo della trascrizione almeno tre volte, immaginate il Giudice che capacità di analisi dovrebbe possedere.

E’ bene evidente poi la difficoltà di raccontare in un’aula di giustizia ciò che realmente avviene nei luoghi di lavoro. In quell’ambito la pura normalità di un luogo di lavoro sembra particolarmente irreale.

Saluti

Marco

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Nofer
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MessaggioInviato: Ven 20 Nov 2009 - 12:21    Oggetto: Rispondi citando

Ciao Marco.
Ho letto e riletto sia la testimonianza che, soprattutto, la relazione del medico legale.
Concordo pienamente sulla cazzimma preprogrammata dell'avvocato di controparte, quella a me è risultata subito evidente: ma perchè leggevo, se fossi stata presente non me ne sarei resa conto nemmeno io, mi è già capitato rileggendo le stenotipie di udienze cui avevo assistito.

Ti volevo però dire che ho trovato incredibilmente illuminanti, per fatti che hanno invece riguardato me tempo fa, le citazioni della Hirigoyen e di Leymann, dove ho a mia volta trovato la descrizione teorizzata di comportamenti apparentemente non anomali che non supponevo, prima di stamattina, configurassero la violenza privata. Come vedi, non parlo di mobbing.

Leggendo la citazione e, subito dopo, il comportamento di fattispecie (la tua) che alla citazione medesima si attagliava in maniera perfetta mi sono resa conto (da vittima, ahimè povera noferella) della ratio e consecutio di fatti ormai vecchi, avvenuti nell'arco di diversi anni, che comunque bene non mi hanno certo fatto.
E mi sono detta: meno male che ho il carattere di m... che ho, che ad un certo punto ho detto adesso mi avete rotto le OO, tutti fuori di qui. Anche se stamattina all'improvviso non mi è più sembrato un carattere di m..., ma una insperata saldezza mentale ed emotiva che forse non immaginavo nemmeno di avere: la mia autostima intima e personale ha avuto una bella impennata! Nel periodo intercorso da che ho reagito ad oggi, ho avuto mio malgrado modo e maniera di vedere fino a quali livelli fossero falsi certi comportamenti esteriori di alcune persone, e addirittura strumentalmente falsi e mirati solo alla mia "distruzione". Di questa rivelazione che grazie a te ho appena avuto, ti ringrazio.
Ancora non so che uso farò di tutto questo, a dire il vero non so nemmeno se ne farò un qualche uso: ma sappi che - essendo io non totalmente stupida - leggere e iniziare a capire e scoprire di non essere stata solo sfigata mi è certamente assai utile e benefico.
Quindi, di nuovo: GRAZIE.

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MessaggioInviato: Ven 20 Nov 2009 - 13:22    Oggetto: Rispondi citando

Marco,
bastava solo il nome del tizio.......

Ma siamo sicuri che io e te non ci siamo già incontrati dentro una galleria?
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Marco
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MessaggioInviato: Dom 22 Nov 2009 - 18:29    Oggetto: Rispondi citando

... mi ero ripromesso di non parlare più del procedimento penale. Ho rimosso i file perché mi sono, evidentemente, lasciato andare. Desidero così tanto recuperare la mia dignità di uomo e di cittadino che, a volte, mi sembra impossibile anche solo raccontare in modo credibile quanto mi sta accadendo.

Ritornando all'analisi, gli elementi che caratterizzano la violenza sono:
        • l’iniziale comportamento ambiguo, paradossale, abnorme, violento e minaccioso finalizzato a destabilizzarmi;
        • il tentativo di assoggettamento indebito;
        • la durata nel tempo di una condotta sempre più illegittima dell’aggressore quando esaminata unitariamente;
        • la reiterazione delle azioni ostili inquadrabili come una forma di “terrorismo psicologico” (mobbing);
        • l’esaurimento delle risorse e delle capacità di reazione del mio organismo dopo un tentativo di resistenza inefficace;
        • un danno da rottura dell’equilibrio psicofisico ingiustamente provocato.

Come si può vedere quello che chiamano "mobbing" è solo una fase della strategia violenta.



Per Nofer

Sinceramente sono io che ringrazio te, non foss'altro che per la straordinaria umanità che esprimi da anni in questo Forum.  
Ora abbiamo un criterio in più per valutare lo stress lavoro-correlato, usiamolo al meglio delle nostre possibilità.


Per Catanga

Nella mia attività lavorativa ho conosciuto tantissime persone, anche se a volte solo per pochi minuti. Da qualche anno ho difficoltà a ricordare i nomi e le date. Sembrerà strano ma mi ricordo come si risolve un'equazione di secondo grado, fatto appreso oramai 30 anni fa, ed ho difficoltà con la memoria a breve termine. Se non ci siamo mai incontrati nulla esclude che, prima o poi, potrò stringerti la mano.

Saluti

Marco

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MessaggioInviato: Dom 22 Nov 2009 - 21:13    Oggetto: Rispondi citando

caro marco, è da tempo che seguo la tua storia all'ombra di questo forum.... e soffro con te, e mi beo di tutti quei dotti, ma universali riferimenti (tipo la storia di uria l'hittita) che solo un'anima molto, ma molto sofferente sa individuare.
grazie per questo.
penso che tutti noi seguiamo rabbrividendo la tua storia, seguendo il tuo processo (e/ma pensando a quello di kafka) teniamo ben presente il proverbio "oggi a te, domani a me"..............
perchè la tua storia è come un topos, il peggiore incubo in cui capitare.....: "dottore, mio marito mi vuole far uscire pazza!!!!", e il medico pensa: "ma è il marito che la vuole far uscire pazza o è lei che è veramente pazza??!!"
anche Hitchcock (e speriamo che l'ho scritto bene!!) ha fatto un film su questo topos, ma non mi ricordo il titolo.
volevo dirti tante cose carine, per la gran pena (per te, ma anche per me!) che ho provato leggendo quei documenti che avevi allegato al tuo post precedente, ma non ne riesco più a trovare nessuna, tranne dirti: stringi i denti e tieni duro, per te e per noi.
volevo chiederti una cosa (se puoi): era così bella, così vera, così sottile l'analisi fatta dal tuo consulente tecnico, che mi dispiace non averla salvata sul mio computer, o averla perlomeno stampata.
non so se la giustizia degli uomini ti renderà giustizia (ma te lo auguro vivamente!), ma se tu puoi, aiuta noi a crescere ed a riflettere: rimetti quella perizia a nostra disposizione (se vuoi, togli i riferimenti personali!); almeno io ne ho tanto bisogno per riconsiderare tante di quelle cose che pure mi succedono (e che succedono a tanti)....
tutto il tuo dolore, puoi star certo, non è passato invano: in qualche modo qui tu lo sublimi, noi qui lo raccogliamo e cerchiamo di farlo fruttificare perchè questo NON possa più accadere negli ambienti di vita e di lavoro
con tanto affetto
protopatty
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catanga




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MessaggioInviato: Lun 23 Nov 2009 - 11:22    Oggetto: Rispondi citando

Avendo bazzicato "per gallerie" da quelle parti .....

Quelle persone coinvolte le ho conosciute fin dal 1993-94 (Bonifica Discarica San Donnino).

Non mi sorprendono, quindi, comportamenti come quelli risultanti dagli atti da te resi disponibili.
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Marco
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MessaggioInviato: Lun 23 Nov 2009 - 13:55    Oggetto: Rispondi citando

Ciao Patty

La Valutazione Medico Legale del mio Consulente Tecnico ha gia fatto nascere invidie ed abbondanti gelosie professionali. In particolare è successo che alcune persone che hanno avuto un ruolo secondario (peraltro in una inchiesta ora archiviata dal GIP), hanno raccontato, in un Convegno, di essersene occupate in prima persona. In pratica avrebbero dato loro al Consulente la traccia da seguire.

La realtà dei fatti è molto diversa. Evidentemente a qualcuno fa comodo raccontare una realtà abilmente orientata in una direzione diversa da quella effettiva. E ti posso garantire che non lascerò che la vicenda venga strumentalizzata. Se ti interessa l’argomento ti consiglio di leggere i libri di Marie-France Hirigoyen, di Alexander Lowen, e “Gli Invidiosi” di Francesco Alberoni.

Nel Forum ho cercato di convincere quella parte di popolazione assolutamente incredula o indifferente alla violenza perpetrata con la strategia delle sistematiche vessazioni. Nel contempo spero di aver illustrato validi suggerimenti a chi, questa violenza, la subisce senza reagire.


Per Catanga

Io sono arrivato ad operare in TAV nel novembre 1997. Prima ero in una Provincia Autonoma.
Ti posso garantire che sono io quello che passa per essere persona incapace di svolgere con professionalità il proprio mestiere. Il discredito è servito a questo.

Saluti

Marco

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Marco
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MessaggioInviato: Mar 24 Nov 2009 - 10:14    Oggetto: Rispondi citando

Ciao a Tutti

Domani è il 25 novembre: Giornata mondiale contro la violenza sulle Donne.

Riporto una lettera ad un direttore di un quotidiano che dovrebbe far pensare. Perché la condizione della donna nel lavoro dell'attuale società occidentale sia migliore di quella attuale.


“Ho un’amica laureata, che ricopre un ottimo posto presso un’azienda considerata solida e sicura. Un ambiente dinamico, interessante, moderno. Ci lavora da oltre dieci anni. E’ stata assunta con regolare e pubblico concorso, ha dimostrato di sapere il fatto suo, di avere buone capacità, di essere competente. Avrà sicuramente dovuto sgomitare per farsi rispettare, avrà spesso dovuto alzare la voce, avrà trovato pane per i suoi denti: ma mi sembra degno del Medioevo quello che le è successo.
Hanno atteso che stesse a casa in maternità per infierire su di lei: le hanno tolto responsabilità, le hanno fatto restituire persino il cellulare (senza neanche aspettare il suo rientro al lavoro: si sono recati a casa della puerpera che neppure aveva tolto i punti del cesareo per farsi consegnare il telefonino!); al suo rientro le hanno lasciato il computer e la scrivania, ma l’hanno cambiata di posto, sollevata dai gravosi incarichi che ricopriva, messa altrove, sotto il controllo di qualcuno di cui l’azienda ha evidentemente fiducia.

Un caso di mobbing, forse, difficile anche da provare qualora si volesse ricorrere alle vie legali.

Anche a me è capitato qualcosa di simile, non nell’ambito lavorativo (per fortuna), ma altrettanto umiliante e violento. Non proprio mobbing, forse, ma altrettanto doloroso e difficile da provare. Nel mio caso si trattava di un incarico “onorifico”, basato su un rapporto di fiducia. Mi sono state attribuite mansioni, date responsabilità, concesse promozioni. E quando è stato il momento, dopo tante vicende che non sto a raccontare, mi è stato tolto l’incarico, in modo barbaro e meschino, senza un “grazie” per il lavoro svolto, senza una pacca sulla spalla, senza troppe spiegazioni. Chi agiva lo faceva solo per dimostrare che lo poteva fare.
Ho riflettuto a posteriori sul fatto che, mentre ricoprivo il mio ruolo, sono stata vittima di molestie psicologiche continue e mi sono spesso trovata isolata, quasi senza accorgermene.
Ricordo i messaggi che mi venivano inviati sul cellulare (anche nel mio caso “aziendale”): continui rimproveri per banalità, spacciate per errori gravissimi e di cui venivo giudicata responsabile. Confesso che quando mi hanno ingiunto (chissà che piacere hanno provato in quel momento!) di restituire il cellulare, l’ho fatto con sollievo, perché non sopportavo più la tortura che mi si infliggeva con esso.
Mi hanno fatta seguire, durante lo svolgimento delle mie mansioni: persone di loro fiducia, subdole e silenziose, vigilavano sul mio operato, per riferire e fornire elementi a mio danno; su di me sono stati chiesti pareri, resoconti a chi mi ha frequentato, magari casualmente, mentre svolgevo gli incarichi che mi erano stati affidati.

Mi si convocava con una frequenza pazzesca, per arrivare a concludere che non potevo essere presente sempre: madre, moglie, lavoratrice, impegnata in varie associazioni e direzioni non potevo certo fare miracoli. Il mio impegno così assiduo e variegato, che era stato un elemento positivo all’inizio, oltre che onestamente dichiarato da parte mia, è diventato poi una scusa per darmi dell’assenteista.

Il tempo passa e medica tutte le ferite. Resta vivo il ricordo del danno subito e della durezza con cui esso è stato perpetrato. La gratuità con cui si agisce, la leggerezza con cui si pensa di poter mancare di rispetto, rendono impossibile dimenticare e perdonare. Rimangono la consolazione dell’affetto e della solidarietà di chi ha vissuto le tue stesse esperienze. Qualche mano tesa. Qualche parola amica.

Non chiedeteci, però, di partecipare al 25 novembre, all’8 marzo, alle giornate per le donne, magari a fianco di chi, dopo aver commesso azioni come quelle sopra raccontate, crede di confondere la gente facendosi paladino di queste nobili cause, organizza cortei e manifestazioni, si indigna per la violenza ai danni delle donne e rivendica le pari opportunità”.


Saluti

Marco

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