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Rischio biologico in Laboratorio di analisi

 
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Autore Messaggio
marcus




Registrato: 14/10/09 01:03


MessaggioInviato: Sab 24 Apr 2010 - 11:01    Oggetto: Rischio biologico in Laboratorio di analisi Rispondi citando


Buon giorno a tutti,
Seguendovi da diverso tempo e conoscendo la vostra esperienza volevo esporvi  un mio dubbio e capire se la soluzione che intendo adottare puo' essere corretta.
Sto' effettuando la valutazione del rischio biologico di un laboratorio di analisi chimico-cliniche.
In base all' ALLEGATO XLIV - Elenco esemplificativo di attivita' lavorative che possono comportare la presenza di agenti biologici

1. Attivita' in industrie alimentari.
2. Attivita' nell'agricoltura.
3. Attivita' nelle quali vi è contatto con gli animali e/o con prodotti di origine animale.
4. Attivita' nei servizi sanitari, comprese le unità di isolamento e post mortem.
5. Attivita' nei laboratori clinici, veterinari e diagnostici, esclusi i laboratori di diagnosi microbiologica.
6. Attivita' impianti di smaltimento rifiuti e di raccolta di rifiuti speciali potenzialmente infetti.
7. Attivita' negli impianti per la depurazione delle acque di scarico.

Sembrerebbe semplice, solo che per un 20% vengono effettuate anche analisi di urinocoltura, coprocoltura e tamponi oro-faringei.
La domanda che mi pongo e': siccome l'attività predominante non è quella microbiologica (anche vista la tipologia dei substrati biologici analizzati), posso considerare il lab. tra le attività che non fanno uso deliberato di agenti biologici, con tutto quello che ne consegue?

Ringrazio anticipatamente per l'aiuto  
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Nofer
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Registrato: 06/10/04 20:09


MessaggioInviato: Sab 24 Apr 2010 - 15:50    Oggetto: Rispondi citando

che la diagnostica microbiologica sia o meno predominante conta poco, atteso che "i besti" richiedono sì una dose-soglia per essere patogeni, in linea di messima, ma a differenza delle sostanze pericolose non c'è una correlazione dose-risposta, in quanto la gravità della risposta non dipende dalla quantità, per ciò che concerne la graduazione degli effetti sulla salute, bensì sulle caratteristiche del "bestio".
In un laboratorio di analisi chimico-cliniche, anche di base, si presuppone ex lege che la direzione sia affidata a un biologo o ad un medico specialista in patologia clinica (o specializzazioni equiparate per la bisogna): nessuno più del dirigente (nel senso di come definito da coso 81) dovrebbe poterti dire che quando si ha a che fare non tanto con il sangue (che dal punto di vista batteriologico è sterile, in quanto se ci sono batteri nel sangue sei in setticemia e non te ne vai certo in giro a fare il prelievo perchè sei già ricoverato da parecchio) quanto con urine e feci il rischio microbiologico, anche da virus bruttarelli (come l'epatite di ceppo A, B e C etc.) è sempre potenzialmente presente. Orbene, a parte le vaccinazioni non c'è possibilità di prevenzione sanitaria, e poichè ste bestie non danno malattie professionali ma appunto malattie e basta, però correlate in nesso causale diretto con l'attività lavorativa, se e solo se sono attuate e rispettate TUTTE le regole igieniche che il direttore deve sapere (se no l'hanno abilitato alla professione a CdC) si può dire che il rischio, benintenso potenzialmente sempre presente , di esposizione ad agenti microbiologici è prevenuto nei massimi limiti tecnicamente possibili.
Per cui non è indispensabile la sorveglianza sanitaria, ma di certo è auspicabile proprio ai fini preventivi; infatti, nell'eventualità di insorgenza di una patologia ad agente microbiologico la prassi ex lege richiede che sia il lavoratore a richiedere (con urgenza pure) la visita "a richiesta" ex art. 41 e dev'essere il MC ad effettuare la corretta denuncia all'INAIL: e non parlo di epatite, dico anche una semplice candidosi alle palpebre che può insorgere quando il lavoratore addetto è così poco cosciente del mestiere che fa da stropicciarsi gli occhi con i guanti mentre sta lavorando, o alla bocca se fuma, però con i guanti... !
Peraltro, ricordo a tutti che se in un lab per "umani" succede una cosa del genere, è evidente che il direttore non sa dirigere, oppure peggio non sa nemmeno come dirigere, visto che l'igiene e la prevenzione sanitaria sono colonna portante degli insegnamenti che costituiscono la base per l'esercizio alla professione in parola: cose decisamente specialistiche che, oggettivamente, non si possono invece pretendere nemmeno dal RSPP più quotato ma che non abbia competenze microbiologiche specifiche.

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Nofer
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marcus




Registrato: 14/10/09 01:03


MessaggioInviato: Sab 24 Apr 2010 - 19:19    Oggetto: Rispondi citando

ok tutto chiaro.  
Come sempre gentilissima nelle risposte.
Grazie  
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